Back to the roots – La mia prima volta in Georgia <3

Giorno 1 – 25/04

Ore 17,40 – Aeroporto di Tbilisi

Andare in Georgia da Milano è facile. Nonostante non ci siano voli diretti, con la Turkish Airlines arrivi in 8 ore, con uno scalo ad Istanbul. La Ukraine International Airlines dà lo stesso servizio, ma non mi sento mai sicura con le compagnie dell’est: lo so è un mio limite! Ho brutti ricordi con l’Aeroflotte! Passare l’immigrazione è “facile”. Non ci vuole neanche il visto.

I miei cugini mi stavano aspettando in aeroporto, ed è stato amore a prima vista, nonostante non parlassimo la stessa lingua e l’inglese loro fosse abbastanza rudimentale. Ci siamo stretti in un grande e lungo abbraccio, un momento che vorresti congelare per poi scongelare quando la tua vita cittadina troppo solitaria ti anchilosa il cuore!

Come ogni persona orgogliosa e impaziente di farti scoprire le meraviglie del proprio paese, mi hanno subito scarrozzata in giro per la città, mostrandomi in 2 ore la miriade di cose che avrei dovuto vedere in tutto il mio soggiorno. Quante ce ne sono!

Alla sera, i cugini, gli amici dei cugini, i vicini erano tutti accorsi a conoscere la cugina lontana ritrovata: io! Loro avevano già mangiato, in pratica in Georgia l’orario dei pasti non è definito, mangiano quando hanno fame, dunque potresti ritrovarti a pranzare alle 16,30 ma anche alle 10,30. Il mio primo impatto con il cibo Georgiano è stato wow. La loro cucina è incredibile. Non ha nulla a che vedere con quella Russa o quella Turca (paesi confinanti), è ricca di sapore, di varietà, e non me l’aspettavo! Le spezie loro sono particolari e incredibili. Il fieno greco, il loro zafferano, il pepe georgiano danno un’impronta inimitabile e ineguagliabile. Oltre alla cucina, c’è il vino Georgiano considerato da tutti gli intenditori la culla dell’umanità in materia, pensate che il vino più antico del mondo è un ‘vintage’ georgiano di 8000 anni fa. Ci sono 4 tipi di vino. Il vino bianco, il vino rosso, il vino nero e il vino verde, che costa un casino perché lo fanno solo in una particolare zona della Georgia: Shida Kartli, per questo costa 150/200$ a bottiglia.

Chi volesse approfondire il topic può fare riferimento a questo articolo di I grandi vini, ben fornito. Vorrei inoltre suggerirvi un personaggio affascinante che qui in Italia ha importato il metodo Georgiano di vinificazione antico (quello di fermentazione in anfore di terracotta sottoterra per intenderci), si chiama Josko Gravner che ha portato un pezzo di tradizione Georgiana sulle tavole italiane. Se gli siete simpatici, vi potrebbe anche aprire le porte della sua cantina sulle colline del Friuli. Consideratelo un privilegio per pochi.

 

Dopo la cena siamo di nuovo andati in giro per la città. Abbiamo preso la funicolare che offre una vista mozzafiato sulle luci della città. Con la funivia si va dal centro città al castello che la domina. La discesa si può fare a piedi ed è una passeggiata molto piacevole e interessante verso il quartiere vecchio (da fare di giorno chiaramente!).

Giorno 2 – 26/04

Ore 09,00 – Dolidze street

Dopo lo stordimento dovuto all’eccesso di emozioni in un colpo solo, mi sveglio pronta ad affrontare la mia esperienza Georgiana. Il mio secondo contatto con il cibo è stato forte quanto il primo. Mia cugina ha sicuramente avuto paura che morissi di fame. Dimenticatevi della classica colazione pane e marmellata, qui ti servono vodka, khachapuri, badrigiani, mchadi e…un alka selzer per favore!

Per me ci sono due pietanze di cui non potrete fare a meno di rifare a casa. Una è il Kachapuri. L’altra la scoprirete più avanti! Bon appétit!

Ore 13,00 – Verso il villaggio

Si parte direzione Maxogi per il festeggiamento della Pasqua Ortodossa in famiglia e in campagna. La strada è lunga. Uscendo da Tbilisi, passiamo da Belechvili street, la via dei ristoranti. Ce ne sono una marea, hanno uno stile molto “kitch” e opulente, sembra di essere sulla strip di Las Vegas.

Attraversiamo un sacco di villaggi tra cui Adjara, il villaggio dove fanno lo zucchero, Khashuri, la città delle amache, Surami un villaggio divertente dove le signore “fanno quasi a pugni” per venderti il loro nazuki (un pane dolce aromatizzato alla cannella con uvetta), puoi comprarlo senza scendere dalla macchina, meglio della consegna in casa! Sul nostro cammino, incrociamo anche la famosa cittadina di Gori che confina con la Russia, anche città di nascita di Stalin, teatro di una guerra d’indipendenza nel 2008. Sul ciglio della strada, tanti scenari tutti vari e a volte anche buffi. Bancarelle di tutti tipi che offrono frutta, verdure, ricambi auto, pane, oggetti artigianali. Ogni bancarella offre qualcosa di diverso. Sono stupita dalla varietà.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La cosa che mi colpisce di più è la gente seduta su delle sedie che guarda le macchine passare. Pensando al fatto che non siamo a Milano, e quindi allo scarso numero di macchine che passano, mi chiedo: com’ è percepito il tempo in questo paese? Sembra quasi si sia fermato! Abituatevi davvero ad un’altra dimensione temporale, e a vedere cose che non avete mai visto prima

Ore 15,00 – Pranzo al Zgapari

Ci fermiamo in un ristorante nascosto nella natura, Zgapari Restaurant, che in georgiano significa sogno, e la cosa non mi stupisce! Se non lo sai, non potresti mai arrivarci, roba da georgiani! Durante il pranzo “veloce” di 4 ore (!!!) scopro la figura del Tamada, una figura ancestrale che fa parte del loro folklore e della loro tradizione. In ogni festa, ce n’è uno. E’ una specie di maestro del brindisi! Per consuetudine, il Tamada deve essere eloquente, intelligente, smart e veloce, con un buon senso dell’umorismo. E’ considerato un tramite che riunisce passato e presente, brinda agli antenati e discendenti così come agli altri ospiti presenti al tavolo. La Georgia è una nazione religiosa, quindi il primo brindisi deve essere rivolto a Dio. Il secondo alla pace, perché questo popolo ha attraversato molte guerre e invasioni e quindi per loro questo è uno degli aspetti più importanti della vita quotidiana. Poi mai dimenticare di brindare alla nazione: i georgiani sono orgogliosi del loro paese e di ciò che hanno realizzato nel corso dei secoli. Anche ricordare i morti è importantissimo, è una questione di rispetto. Si brinda inoltre alla nuova vita e quindi c’è un brindisi per ogni bambino presente, per i padroni di casa, gli anziani, i fratelli, le donne e i parenti. Incorreggibili romantici, non si scordano mai di brindare all’amicizia e all’amore.

Mi sono soffermata su questo aspetto fondamentale, per sottolineare i valori che condivide questo popolo estremamente ancorato alla famiglia e alle sue tradizioni. Ne rimarrete sicuramente colpiti quanto me! In poche parole, per un semplice ristoro lungo la strada, siamo entrati alle 15 e andati via alle 19,30, dopo una trentina di brindisi, liquidando due damigiane da 5 litri come se nulla fosse (che corrispondono a 2 litri ciascuno).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ore 21,00 – Arrivo in campagna.

Siamo arrivati mentre era già calata la notte, quindi non avevo idea di dove fossi, né cosa ci fosse attorno a me. Non c’era un rumore, non c’era inquinamento luminoso. Fuori il buio pesto come non lo vedevo da anni.

Incontro altri parenti e ovviamente, ci rimettiamo a tavola. Qui emergono altri dettagli culturali che mi colpiscono, tra cui il canto. I georgiani amano cantare, e sono molto bravi, soprattutto gli uomini.

Mentre gli uomini chiacchierano, bevono e cantano, le donne sono già ai fornelli. Big Miranda sta spiumando i volatili che hanno ammazzato nel pomeriggio, mentre suo figlio Goka non perde tempo per combinare qualche guai! Tiko invece sta whatsappando mentre frigge le melanzane (i badrigiani) su una bombola di gas spostata per l’occasione in camera da letto, dove dorme la piccola Elene accanto ad una confezione di carote (lì le avrà lasciate il coniglietto bianco di Alice?). Sto vivendo in un’altra dimensione, e la cosa mi sta parecchio coinvolgendo.

 

 

 

 

 

 

Giorno 3 – 27/04

Ore 08,00 – Maxogi

Mi sveglio in un’altra epoca. Alla luce del giorno, si apre davanti ai miei occhi uno scenario davvero di altri tempi. La campagna georgiana, rurale, profonda. Nella casa tutto si muove in un ballo sincronizzato. Uomini e donne si stanno dando un gran da fare per i preparativi della festa. Bambini che corrono e ridono. Donne che cucinano e chiacchierano fra loro. Uomini che già cantano e bevono. Koba aspetta che mi alzi. Appena mi siedo con gli occhi ancora semi chiusi dal sonno, mi mette una vodka in una mano e un pezzo di Khachapuri nell’altra. Non riesci a tirarti indietro: non vorresti deluderli e poi devi onorare il sangue georgiano che ti scorre nelle vene! Un altro shotino di Vodka ed eccomi pronta per la gita ad Axalbediseuli, il villaggio del mio nonno Aliocha. In meno di due giorni sono già diventata una vera georgiana! Loro sono ancora più orgogliosi di me della cosa!

Ore 10,00 – Axalbediseuli

Si ritorna al passato, con la visita del villaggio dove viveva mio nonno. La casa non esiste più, ma lì c’è traccia della sua anima. Percorriamo 5 km di strada selvaggia, non sterrata, tra maiali e mucche che mangiano e ti guardano indisturbati. Ci sono i soliti vecchietti seduti davanti alla loro porta che guardano la gente che passa. Chiedo alla gente dove si trovi la casa di Aliocha, “tutti” ancora se lo ricordano. Mi fa ridere di aver un nonno “superstar”. Mi fermo un attimo, assieme a me il tempo, e m’immagino mio nonno da bambino correre dietro al maialino, seduto accanto alla mamma che gli fa una carezza, che saluta tutti con la sua sacca in spalla per partire in guerra, ignorando che non sarebbe mai più tornato. In quel momento, i miei piedi si radicano alla terra, come se volessero ricordarmi che vengo da qui e quanto può significare il concetto delle tue radici. Puoi spostarti ovunque, puoi arrivarci per la prima volta, puoi essere nato altrove, quando tocchi la terra dei tuoi antenati, la tua terra, s’instaura questo radicamento energetico che ti mette in comunicazione con la tua cultura di origine, una specie di esperienza trascendentale e regressista inspiegabile.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ore 12,00 – Maxogi

Quando torno a casa di Temuda, il nonno capo di tutte le famiglie riunite, la casa si era riempita. Nel frattempo erano arrivati altri commensali. Eravamo una quarantina! Tutte le attenzioni sono rivolte a me assieme alla curiosità di conoscere la loro cuginetta d’Europa. Nella loro tradizione, quando uno arriva per la prima volta in Georgia diventa la sua data di compleanno. Dunque per i miei familiari, io sono nata il 25 di aprile, e da cancro permaloso e sensibile, divento un toro testardo e orgoglioso, ahahaha! Non so se ci ho guadagnato 😉

Ore 13,00 – La Pasqua Ortodossa.

La Pasqua Ortodossa non corrisponde a quella Cattolica. Le differenze tra chiesa Cattolica e chiesa Ortodossa le potete trovare su wikipedia. Nella realtà dei fatti, si traduce in un mega festone in cui si mangia e si beve (e si canta!) fino a non poterne più. In questo caso, è durato fino alle due del mattino. Ben tredici ore di maratona alcolica! Non per niente i Georgiani hanno la loro cura naturale contro la sbornia che placano con l’acqua di sorgente Borjomi, un’acqua minerale di origine vulcanica nata oltre 1500 anni fa. E in effetti, ricorda molto l’alca selzer! (vi potrà tornare utile come cura digestiva naturale!).

 

Giorno 4 – 28/04

Ore 11,00 – Con calma si torna a Tbilisi

Sono stati due giorni intensi, sia a livello emotivo che a livello fisico. Il mio fegato ha quasi dichiarato forfait e il mio stomaco sta chiedendo venia. Non penso tornerò viva da questo viaggio, ahahaha. Anche perché se non mangi si offendono, pensando che non ti piaccia la loro cucina, quindi è impossibile rifiutare un’offerta di cibo.

Ore 22,00 – Tbilisi by night

 

 

 

 

 

 

 

 

Giorno 5 – 29/04 – Tbilisi

Mille input tra chiese, palazzi, monumenti, gente, quartieri, curiosità, mi gira la testa; sono ubriaca di bellezza! Quella bellezza diversa dalle nostre città occidentali. Non che Tbilisi non sia caotica e moderna. Hanno tutto quello che abbiamo noi, ma hanno quel romanticismo in più, quella genuinità che hanno conservato per non essere sepolti dalla modernità, omologati a tutte le metropoli del mondo. Infatti, Tbilisi è favolosa! E’ un mix di stili, un mix di epoche, tracce d’influenze etniche e culturali varie. La Georgia è sempre stata invasa nel corso della sua storia (dai Persiani, dai Bizantini, dai Russi, dagli Arabi) e forte nel suo orgoglio, è riuscita ad amalgamare armoniosamente il meglio della cultura dei suoi invasori, sfoggiando un’architettura con un’identità molto affermata ma ricca di richiami dei suoi passati occupanti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ore 10,00 – Kustba

Il lago delle tartarughe sarebbe la traduzione letteraria di Kus Tba, piccolo lago alla periferia di Tbilisi popolato da tante tartarughe a quanto pare! Kustba si trova sulle altezze a nord della città, la versione georgiana dell’idroscalo milanese! E’ un posto rilassante e verde, con una bella vista panoramica sulla città, ma è anche una zona ricreativa dove amano andare grandi e piccoli soprattutto il weekend e d’estate. Ci sono giostre per bambini, bar, ristoranti e palestre all’aperto, percorsi vari per appassionati di jogging (dove mi sono innamorata più di una volta!!!). Durante l’estate ci sono anche concerti, si può nuotare nel lago e praticare sci nautico. C’è anche un museo etnografico.

 

 

 

 

 

Ore 14,00 – Mtskheta

Mtskheta è una delle più antiche città della Georgia. La città fu la capitale del regno quando i georgiani si convertirono al Cristianesimo nel 317 dc, e rimane la città in cui ha sede la Chiesa ortodossa e apostolica georgiana. Sarò sincera, non mi è piaciuta. Troppo costruita, troppo turistica, troppo finta. Mi è sembrato di vedere la San Gimignano del Caucaso! Però i georgiani la amano tanto e ne vanno fieri.

Abbiamo visitato la Cattedrale Svetitskhaveli. Come tutte le chiese del paese, questa non è da meno. Dentro si celebravano tanti matrimoni, alcuni in veste moderne, altri tradizionali. Quest’ultimi sembrano una favola medioevale.

 

 

 

 

 

 

Ore 20,00 – Kolkheti

L’altra mia passione culinaria in terra Caucasica sono i khinkali, grandi ravioloni di pasta ripieni di diversi tipi di carne e bolliti. I migliori secondo i miei familiari si mangiano da Kolkheti. Bisogna stare attenti mangiandoli perché dentro c’è il brodino, parte succulente della pietanza e sarebbe un peccato farla finire nel piatto. Quindi sollevatelo delicatamente dal cappuccio, staccate a morso un pezzo di pasta avendo cura di ingurgitare allo stesso tempo il brodo, poi mangiare il resto lasciando il cappuccio che generalmente non va mangiato perché duro. Abbondate di pepe macinato fresco! Una volta ancora sono stupefatta dalla convivialità di questo popolo…

Giorno 6 – 30/04 – Tbilisi

Ore 10,00 – Monastero di Jvari

A 40 minuti di Tbilisi, si trova il monastero di Jvari, detto anche monastero della Croce. E’ un monastero ortodosso di Mtskheta, patrimonio dell’Unesco che si trova sulla cima di una montagna. Anche questa è una particolarità inconfondibile della Georgia; ovunque troverete solitari monasteri e chiesette sparsi per i monti. Sarete sicuramente colpiti dalle sue campane esterne e dal suo albero secolare. Nell’andare sù (o nel tornare giù) non dimenticate di fermarvi all’albero dei desideri. Non potrete non notarlo, è un albero sul ciglio della strada riempito da migliaia di pezzetti di tessuto colorati e offerte di cibo, anche voi potrete attaccare un vostro desiderio nella speranza che si realizzi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ore 14,00 – A spasso per Tbilisi

E’ stato un bel pomeriggio. Le ragazze mi hanno portata in giro per i posti più trendy della città. Il tempo era magnifico e gradevole (fine Aprile, se l’anno è buono ci sono già più di venti gradi. Evitare Luglio e Agosto dove regna caldo umido). Ho ascoltato i loro discorsi e mi sono impregnata della loro lingua che non capivo, incantata da queste sonorità che sembrano facili ma impossibili da ripetere. La via principale di Tbilisi si chiama Rustaveli e si può dire che sia un “fashion district”. Shota Rustaveli è un po’ il nostro Dante georgiano. E’ stato un poeta del XII secolo, considerato dalla critica uno dei più grandi esponenti della letteratura medievale. È autore dell’opera letteraria “Il cavaliere dalla pelle di leopardo”, poema epico nazionale della Georgia. Se vi piacciono romanzi leggendari e trionfali di spade, draghi, ponte levatoio, principesse in pericolo e conquiste temerarie, questa lettura potrebbe accompagnare in modo suggestivo il vostro viaggio in questa terra magica.

In quel pomeriggio ho scoperto le churchkhela, dolciume tradizionale georgiano che si preparano generalmente con noci o nocciole, che vengono infilzati in una gugliata di filo e immersi in un succo di uva o di mora altamente condensato. Le vedrete appese per la strada come fossero dei salami messi ad essiccare al sole, e invece no, è un dolce #verybuono! I guerrieri georgiani le portavano con loro per andare a combattere, perché contengono molte calorie. Le migliori churchkhela sono prodotte nella regione di Kakheti, famosa patria del vino.

Per chiudere il capitolo culinario, il secondo piatto di cui vado matta sono i badrigiani, involtini di melanzane fritte con la salsa di noci. Se clicchi sopra scoprirai come farli, come se tu fossi un* ver* georgian*.Giorno 7 – 01/05 – Tbilisi

Ore 10,00 – Sameba Church

La cattedrale della Santissima Trinità, nota come Sameba (Trinità) Church è la principale cattedrale ortodossa di Tbilisi. Costruita tra il 1995 ed il 2004, è la terza chiesa ortodossa più alta al mondo. Rappresenta una particolare sintesi tra i canoni stilistici georgiani ed alcune caratteristiche dell’architettura bizantina. E’ davvero sbalorditiva, sia fuori che dentro. Siccome i georgiani sono molto credenti è sempre possibile vedere donne con il capo velato e uomini baciare e toccare le varie icone religiose. Inoltre ogni volta che passano davanti ad una chiesa, si fanno tre volte il segno della croce all’incontrario. Dentro le chiese appunto di eredità bizantina, non può mancare oro, oro e ancora oro.

 

 

 

 

 

 

E dopo tutta questa religiosità, per non perdere le buone abitudini, fermiamoci ad assaggiare una specialità! Al Lagidze Water Kutaisi Bar, si può assaggiare la famosa acqua di Lagidze, una popolare bevanda analcolica georgiana a base di soda mischiata a sciroppi naturali. Di solito, viene preparata da una fontana di acqua gazzosa, ma si trova anche in bottiglia. Le si possono trovare in tantissime versioni tra mele cotogne (aiva), pera, agrumi, ciliegie, cioccolato. Le mie due preferite sono panna e dragoncello.

 

Ore 15,00 – Aperitivo

Come dicevo, non esistono orari standard in Georgia. Mangi quando hai fame e bevi quando hai sete. Anche se non è una filosofia vincente per la linea, è comunque appagante. Andiamo al Babylon Cafe, un bar ristorante che dà sul fiume. Inutile descrivervi quanto abbiamo mangiato e quanto abbiamo bevuto, finirete per credere che qui si mangia e beve solo! Comunque ho scoperto il Chakhorbili il pollo in una specie di salsa piccante. Consigliato!

Giorno 8 – 02/05 – Tbilisi

Ore 12,00 – Mtatsminda Pantheon

Il Monte Mtatsminda ospita il Pantheon degli scrittori e dei personaggi pubblici nel quale Stalin fece pure seppellire sua madre. Più seriamente, il pantheon ospita oggi le tombe dei principali letterati georgiani, un luogo sacro e silenzioso, dove riposano le anime più artistiche del paese. La vista è splendida. Davvero, non può esserci posto più bello per riposare in pace e in eterno…

 

 

 

 

 

Ore 18,00 – Serata all’opera – Sukhichvili Georgian Ballet Show

La danza quanto il canto sono forme d’espressione artistiche e culturalI estremamente articolate in Georgia. Ne esistono varie versioni che cambiano da una regione all’altra e ognuna ha le sue particolarità. Le danze esprimono il coraggio e il valore degli uomini georgiani e la grazia e la bellezza delle loro donne. E’ un mondo incantevole e coinvolgente fatto di ritmi, mosse, passi, costumi, colori, suoni che ti catapultano in una fiaba in movimento. La grazia dei movimenti delle ragazze fa sembrare che volteggino nell’aria, mentre i maschi piroettano in acrobazie impressionanti, riuscendo addirittura a camminare sulle punte dei piedi. Non potete lasciare la Georgia senza vedere un ballo.

 

Sukhishvili National Ballet

 

Sukhishvili promo

Giorno 9 – 03/05 – Tbilisi

Ore 12,00 – Gardenia Shevardnadze

Il Gardenia Shevarnadze è un piccolo vivaio di piante ornamentali, dove regna bellezza, silenzio e pace. Si può passeggiare con pigrizia di serre in serre, sorseggiare un tè nelle tazze di porcellane al Little Caffè, sedersi su una panchina fuori e fare due chiacchiere o assistere per caso ad un servizio fotografico matrimoniale o di moda. E’ una location davvero speciale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ore 14,00 – Tbilisea

Tbilisea o Tbilisi Reservoir è il più grande lago artificiale nei dintorni di Tbilisi ed è molto popolare durante le calde giornate estive, quando stare in città diventa impossibile.

 

 

 

 

Giorno 10 – 04/05 – Kazbegi

Il monte Kazbek è una montagna della Catena del Caucaso di 5.047 m, al confine tra la Russia e la Georgia. Chiamata anche Stepantsminda, è un luogo adorato dai trekker di tutto il mondo ed incanta per la sua Chiesa della Trinità di Gergeti.

La montagna alimenta numerose tradizioni georgiane che traggono origine da antichi miti, e con la sua grotta Betlemi (Betlemme), attira un sacco di pellegrini.

Sedetevi alle estremità dei suoi monti, e guardatevi attorno, vi sentirete avvolti dalla potenza di madre natura; lo spettacolo è grandioso.

Se volete fermarvi per godervi più giorni in mezzo al verde, vi consiglio il Rooms Hotel, un luogo incantevole e distinto in mezzo ai monti innevati. Molto curato ed esclusivo. Potete anche prenotare un giro dei monti in elicottero!

Arriviamo alle cascate chanchqeri che non sono facili da trovare, per cui è meglio informarsi bene sui percorsi di trekking che sono tanti e molto belli.

Il mio viaggio verso Kazbegi è stato unico. Quattro ore in cui ho attraversato posti e visto personaggi assurdi, persone che alle 09,30 del mattino si siedono sul ciglio della strada a guardare le macchine che passano (5 ogni ora!) alcuni con una birra in mano. Gente che ammazza il tempo, senza “saper” cosa rappresenti per noi occidentali che lo rincoriamo come pazzi, e quanto più lo rincoriamo più ci sfugge. Ecco, io guardo quella gente sul bordo della strada e cerco di immaginarmi a cosa pensa, cosa abbia vissuto, cosa sogna. Ho realizzato quanto le nostre vite sono diverse e quante conquiste ci tocca fare nella vita per guadagnarsi questi piccoli attimi di pura felicità.

Tutto questo viaggio nella tradizione georgiana mi ha un po’ scossa emotivamente e mi ha fatto pensare più di una volta all’importanza e alla forza che ti può dare la famiglia, e quanto la tua vita si organizzi al ritmo di essa. Ma come ho fatto questi ultimi vent’anni a pensare che me la potevo cavare benissimo senza quel cerchio magico #lafamighia!?

Giorno 11 (Ultimo giorno) – 04/05 – Tbilisi

Ore 10,00 – Dolidze street

Mi alzo subito con un magone terribile, il solito magone che mi viene ad ogni viaggio intenso, dove i miei occhi hanno visto troppo e il mio cuore ricevuto troppo da contenere questa sovrabbondanza di emozioni. Sò che tra qualche ora sarò più triste che mai, dovrò tornare alla mia vita che mi sembrerà così grigia dopo questi giorni colorati dall’affetto di tutti i miei cari. Ma cerco di non pensarci, perché non è giusto rovinare con la tristezza le poche ore che mi rimangono.

Ore 18,00 – L’ultima cena

E’ giunta l’ora. E’ da una settimana che il mio cugino coccolone mi sta organizzando una festa sorpresa. Siamo andati in un ristorante tipicamente georgiano, una struttura fatta da una specie di piccole casette indipendenti che ricordano i cortiletti dei motel della West Cost Californiana. Ogni casetta ha un tavolo e sedie, come nel tuo salotto di casa, e ognuno decide se lasciare aperta o chiudere la porta. Koba era il tamada. Potrei scrivere righe e righe di svariate emozioni ma non ci sarebbe abbastanza spazio qui… Intanto le ho custodite nel mio CUORE. Il back to the roots è compiuto!

 

Figometro: Che dire…Il maschio Georgiano è un maschio alpha, non ce n’è! Le nuove generazioni sono molto belle, o forse dopo i trent’anni (a volte venticinque!) possiamo considerare che al maschio medio georgiano non gliene freghi una cippa della panza o delle sopracciglia sistemate e di conseguenza tende ad allargarsi molto e lasciarsi andare. Sono molto alti e molto possenti. Ricordano un po’ i turchi, i kurdi e gli armeni, però chi li conosce bene, riesce a capire la differenza ed apprezzare il vero genotipo Georgiano. Non sono figoni a primo abbaglio (anche se ho visto qualche specimen da gara) ma sono molto affascinanti e sanno conquistare il gentil sesso con le storie, i canti e le arti. Le donne sono estremamente eleganti. Sono anche loro bellezze caratteristiche, hanno tratti fini ed eleganti. Si vestono benissimo e ci tengono moltissimo ad essere curate e stilose, senza per questo essere firmate (ricordo che lo stipendio medio in Georgia è di 300/400€ al mese. E’ un paese povero ma che vive bene). Il georgiano essendo di suo molto tradizionalista, tramanda un retaggio culturale abbastanza maschilista, soprattutto per una nordica come me, ma ciò non impedisce un rispetto estremo che riservano alle loro donne che dal loro canto, piccole rivoluzionarie con un carattere forte e temerario, si stanno imponendo poco a poco nel tessuto sociale. Gli uomini sono molto galanti e attenti. Le nuove generazioni più curate e inspirate alle nuove tecnologie risultano un po’ più omologati e globalizzati, fenomeno che ormai tocca un po’ tutti i millenial del mondo. Se avete gusti rustici come me, troverete sicuramente un bel boscaiolo che non capirete forse, ma tanto qui a Milano chi li capisci più gli uomini che parlano addirittura la nostra stessa lingua! Accettate una danza (i georgiani adorano ballare), chiudete gli occhi e…

Didi Madloba Georgia!

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