La mia prima volta in Israele

…con la sensazione di averla già vissuta una volta, in un’altra vita.

Giorno 1 – 26/12

Tel Aviv

Ore 22,50 – Arrivo a Ben Gurion

Milano è collegata abbastanza bene con Tel Aviv. A parte la compagnia di bandiera Israeliana, viaggiare con le low cost è diretto e comodo (durata volo: 4 ore ca). Easyjet vola tutti i giorni tranne il martedì e il venerdì, e Ryanair ha 4 voli alla settimana (a parte il martedì, il giovedì e il sabato). E’ preferibile evitare di arrivare il giorno del Shabbat, giorno di riposo totale degli ebrei e quindi muoversi diventa più complicato e troverete molto meno collegamenti per le altre città.

Il passaggio dell’immigrazione è un’esperienza tutta a sé, e può risultare fastidiosa per tanti, a volte complicata. Non c’è regola, va un po’ alla testa del cliente. Ho sentito storie di gente che è stata ritenuta più di mezzora, assalita da domande assurde, e altra passare con interrogatori meno rigidi. Per quanto mi riguarda, è andata abbastanza veloce. Mi hanno chiesto da dove arrivavo, perché venivo qui, se conoscevo gente, se sì come si chiamavano, dove alloggiavo e quando tornavo nel mio paese. Controllano i timbri del passaporto. Informatevi su quali paesi sono sulla blacklist israeliana. Potrebbero negarvi l’entrata. Israele da parte sua, non essendo uno stato riconosciuto universalmente, rilascia un visto cartaceo senza lasciare traccia sul vostro passaporto. Da lì in poi, TEL’AVIVI!

Ore 00,30 – Beachfront Hostel & Mike’s Bar

Raggiungere la città è facile e veloce. I taxi costano sui 30€. Ma potete tranquillamente muovervi anche con il treno e/o i vari autobus a disposizione.

Sono una che ama viaggiare comoda e mi piacciono i posti belli e chicosi, ma per questo viaggio, ho deciso di incontrare altri viaggiatori appassionati come me, e ho dunque deciso di provare per la prima volta in vita mia un ostello. Perciò non posso dire che sono un’esperta in materia, ma per i miei gusti personali, il Beachfront Hostel mi ha dato grandissime soddisfazioni. Innanzi tutto per la sua ubicazione; si trova direttamente sul lungomare. Inoltre è pulito, le camere non sono affollate, i servizi sono pulitissimi e hanno un bar/salotto sul rooftop con una vista romantica sul mare. Sembra di essere a casa tua.

 

Malgrado l’ora tardiva, non potevo mancare una prima immersione nella vita notturna di questa mia città tanto desiderata. Non volendo comunque allontanarmi troppo, cammino qualche metro e mi sento subito attratta da un locale dove si esibiva una band live; che coincidenza! Era un po’ per me ripercorrere il percorso di otto anni fa all’incontrario, quando incontrai il mio Israeliano in un locale jazz di New York (la mia favola di natale), invece questa volta, incontro due piloti di linea americani in tappa a Tel Aviv, e già sentivo che il mio viaggio sarebbe stato speciale. Il giorno dopo, scopro per caso che sono capitata nel locale teatro di un attentato nel 2003: il Mike’s Bar. Già che apro la parentesi, posso assicurarvi che a Tel Aviv si vive tranquillissimamente. Non mi sono mai sentita in pericolo e ho vissuto spensierata ogni luogo. Alle 03,30 è tempo per me di andare a riposarecon

Giorno 2 – 27/12 – Tel Aviv

Ore 07,00 – Rooftop Beachfront per la colazione

E’ molto difficile descrivere la gioia di essere di fronte al mare seduta su uno sgabello, mangiando due fette di pane con nutella in short & t-shirt a dicembre, scrollandosi piano piano di dosso, lo stress di un 2017 pesantino. In tre secondi faccio amicizia con Julia, poi con Alina, due ragazze internazionali come me e subito decidiamo di scoprire insieme, il lato spiaggia di Tel Aviv. Sarà stata la volontà di staccare subito dal mio ambiente invernale Milanese e il desiderio di prendermela con molto calma (ed era così anche per loro evidentemente), ma ce la siamo goduta tantissimo e abbiamo passato un pomeriggio di total relax sul lungo mare.

 

Ore 11,00 – Baretto sulla spiaggia e il mio primo Hummus. Taaac!

Il nostro primo pit stop fu dettato dalla nostra voglia di assaggiare il vero Hummus, con la H maiuscola. E il primo mito viene sfaldato: NO, non ci va il limone, quello è un adattamento italo/occidentale. L’hummus è diventato il cibo droga della vacanza. Ve lo mangereste a tutte le ore!

 

 

 

Ore 13,00 – Verso Carmel Market

Ci sono varie zone fighe nella città. Io ho scelto di essere vicina al Carmel Market, una versione israeliana del Marrais parigino o del Portobello londinese, il quartier “hipster” per eccellenza, benché questa etichetta non abbia reale riscontro nella realtà Israeliana. E’ pieno di piccole boutique, concept store, ristorantini, baretti, terrazze nei vicoli, e anche se a volte ti sembra di ritrovarti a Kabul con i prezzi di Manhattan (cit. del mio amico!), si fa piacere un casino.

Su raccomandazione dei ragazzi giovani e cool del mio hostel siamo andati al Miznon per pranzo, e ho mangiato il miglior kebab della mia vita. Ecco sul cibo non saprei cosa consigliarvi. Seguite il cuore, provate tutto, è tutto succulente.

Ore 15,00 – Carmel Market

Il giro al Carmel Market è d’obbligo. Troverete di tutto, soprattutto della frutta e delle verdure XXL, una bancarelle di calzini e mutande davanti e un pescivendolo nel retro, ma è lì che capirete dopo mezza giornata che Tel Aviv (e Israele in generale) è una paese mooooolto costoso. Me l’aspettavo un po’ più economico. Non cercate, non troverete nulla sotto l’euro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ore 17,00 – Old Jaffa

Su New Europe Tour, potete prenotare tour gratuiti per la città, accompagnati da una guida locale. E’ un modo interessante per incontrare nuova gente, partecipare ad un’escursione senza impegno con un accompagnatore del posto, e imparare senza leggere mille guide turistiche. E’ ovviamente sottinteso lasciare un mancia alla guida che vi avrà regalato il suo sapere e il suo tempo per un’ora e mezzo.

Jaffa (Yafo in Ebraico) è attaccata a sud di Tel Aviv. Nel Medioevo era il porto principale della Palestina. Tel Aviv sarebbe in realtà la periferia di Jaffa costruita circa 100 anni fa, cresciuta e diventata un po’ più cosmopolita, mentre quest’ultima funge da “centro storico”. Già alla fine della mia giornata, percepisco la stranezza di sentirmi culturalmente a casa mia in un paese del Medio-Oriente. Potrei essere a Miami o a Barcelona. E invece sono nel territorio più controverso del globo. Non illudetevi, siete in un paese in conflitto, anche se Tel Aviv è un’isola felice. Però i contrasti si percepiscono, si respirano, dando vita ad una convivenza estremamente affascinante ed impenetrabile.

credits @Julia

A Jaffa assaggerete i miglior felafel della città, ma troverete anche il fulcro della creatività autoctona, con i suoi vicoletti di pietra gialla seminati di gallerie d’arte contemporanee, di boutique artigianali, e posti magici dove potrete creare il vostro profumo.

Aneddoti e accenni storici: Jaffa è storicamente la città delle arance. Nel 1800, la città contava più di 800000 alberi e forniva anche l’Europa. Poi il brand è stato ricomprato da Spagnoli ed è dunque difficile controllarne la provenienza. Posso dire che a Gerusalemme, ho bevuto il miglior succo d’arancio della mia vita, da Lina, a gerusalemme. L’altro accenno riguarda la mitologia Greca e in particolare la figura di Andromeda. Secondo la legenda, Andromeda incatenata alle rupe battute dalle onde, in lacrime per la sue fine imminente, fu salvata dall’eoe Perseo, che fresco della decapitazione della medusa, il cui sguardo trasformava ogni essere vivente in pietra (perciò il porto di Jaffa avrebbe questa particolarità di essere proviste di tante rocce), la salvò dal mostro marino che uccise con la sua spada. Amo vedere dal vero le ambientazioni di film celebri e della letteratura.

Ore 19,00 – Rotchild district

Appena prima di uscire ad assaggiare altre prelibatezze locali, incontriamo Michael, un israeliano radicato a Manhattan in trasferta a Tel Aviv. Aldilà di aver incontrato una persona deliziosa e amichevole, ci ha offerto chiavi di letture culturali sue per penetrare un po’ di più l’ebraismo e la sua comunità. La vacanza ha decisamente preso una piega Jewish, ma lì va così, per viverla dai due fronti ti servono due soggiorni; uno tra i palestinesi e uno tra gli israeliani.

Siamo andati verso Rotchild, il quartiere animato della città. Tutti i bar e i ristoranti trendy si trovano là. Però si trovano altrettanti posti cheap dove mangiare on the go.

Ci siamo imbattuti per caso in un’insegna a luci rosse. Un Sexy Shop. E’ anche quello un modo di scoprire da soli l’approccio che possono avere al sesso. Il posto è troppo carino. E’ di una signora Polacca che ha ricreato un ambiente casalingo dove troverete un vibratore a forma di cactus accanto ad un servizio a te di porcellana, un tavolo pronto per il pranzo con palline da geisha, frustini e cibo sexy, un doppio fallo sotto una fotto vintage di una coppia israeliana di inizio secolo. E’ una bella trovata.

Giorno 3 – 28/12 – Gerusalemme

Ore 10,00 – Autobus per Gerusalemme

Michael mi accompagna dall’altra parte della città alla stazione degli Autobus, e scopro il lato middle-east di cui mi volevo impregnare. E mi sono ancora di più innamorata di quel paese. Per muoversi si possono prendere gli autobus “normali” oppure i Sherut. I Sherut sono dei taxi condivisi, dei minivan di 8 persone che si muovono su tre livelli: da città a città, dentro la stessa città (generalmente sui percorsi dei bus) e dall’aeroporto verso Gerusalemme o Haifa. Si possono anche chiamare alzando la mano fuori dei consueti bus stop. Sono economici, sicuri, e molto usati dai local.

Ore 14,00 – Hostel Hebron

Dopo un’ora di strada, seduta accanto ad una ragazza giovanissima, vestita con tuta mimetica e Kalashnikov eretta tra noi due, tocco finalmente il suolo santo. Sono subito pervasa da un’aura tra il mistico e lo spirituale. La sensazione è bellissima. Malgrado i disordini della settimana prima, causati dall’arroganza del presidente degli Stati Uniti nel dichiarare Gerusalemme capitale dello stato d’Israele, non mi sono mai sentita in pericolo. Certo, è un paese altamente militarizzato (gli uomini fanno 3 anni di servizio militare OBBLIGATORIO, e le donne 2), ci sono gruppetti di militari armati ovunque, controllano anche le spazzature con cane al guinzaglio per vedere se ci sono tracce di esplosivi, insomma loro sono abituati a questo stato “paranoico” perenne, però li ho visti abbastanza tranquilli, e ho percepito una convivenza “armoniosa”. Non dimentichiamo che è un paese in conflitto, se aspettate la pace per visitarlo, non ci verrete mai, ma questa tensione è anche il fascino di questo paese. Sto cercando di approfondire la questione per ridurre al minimo i nostri pregiudizi da occidentali, e più imparo a conoscerli, più ho voglia di andare a fondo. Ma this is not a blog politico! Volevo solo insistere un attimo sul fatto che questa convivenza inter culturale/religiosa/razziale mi ha attratto un sacco. Mentre a Tel Aviv hanno uno stile di vita molto più simile al nostro, a Gerusalemme regna la tradizione e la religiosità. Si percepisce ad ogni angolo di strada.

Siccome volevo essere nel cuore della città, la Old city, ho scelto l’Hebron Hostel, vicino al quartiere Musulmano. E’ tenuto da una famiglia Palestinese molto simpatica e molto accogliente, però il posto è molto trasandato. Diciamo che gli standard di pulizia in generale, non corrispondono esattamente ai nostri. Però anche quella è stata un’esperienza forte, nel cuore della città, accolta da persone generose e gioviali, quindi se uno mette da parte le sue pretese di confort e freschezza, ce la può fare. Io ho resistito solo una notte!

Ore 14,30 – The Jewish District

La Vecchia Gerusalemme è quella parte della città che si trova dentro le mura. Ci sono 9 porte e 4 quartieri (quello Cristiano, quello Ebreo, quello Islamico e quello Armeno). La mia eccitazione era al massimo e non ho resistito nel fiondarmi subito nel quartiere che mi attirava di più: quello ebraico. Mi perdo letteralmente nei dedali dei souk, ma seguendo il flusso degli ebrei ortodossi sono stata condotta nel cuore della religione, al muro del pianto (The Western Wall), dove ho vissuto l’esperienza più forte e mistica della mia vita. No, non sono diventata credente, però ho vissuto, anzi convissuto un momento di panteismo intensissimo, radicata a questo muro dove gli ebrei piangono (lacrime vere) da duemila anni, infilando piccoli fogli di carta recanti le loro preghiere nelle fessure del muro, chiedendo a Dio il ritorno di tutti gli ebrei esiliati nella terra di Israele. Dico solo che sono rimasta là quasi due ore, di cui venti minuti in comunione universale, incollata al muro, condividendo le preghiere e i desideri di TUTTA l’umanità. Davvero, sentirete un concentrato di amore universale, magia e misticismo.

Fermatevi anche all’Austrian Hospice. Pochi lo sanno, ma da lì potrete godere nel cuore della città di una vista panoramica sulla città. E’ molto suggestiva. Fatelo di giorno e anche di notte: sembra di vivere in due città diverse.

Giorno 4 – 29/12 – Gerusalemme

Ore 09,00 – Verso il Monte degli Ulivi

Dopo il pomeriggio dedicato all’ebraismo, volevo consacrare il mio secondo e ultimo giorno a Gerusalemme, tra Islam e Cristianesimo. Purtroppo, il Venerdì è il Venerdì islamico, giorno in cui i musulmani si recano alla moschea per le preghiere pubbliche, e quindi l’accesso alla Moschea e alla Cupola della Roccia (Dome of the rock) sono consentiti solo ai Musulmani. Peccato! Vorrà dire che dovrò per forza tornarci. Era incredibile come un mare di Musulmani stava attraversando in massa le vie dei souk per raggrupparsi verso la moschea. Mi ritrovo per caso alla Lion’s gate che mi porta fuori mura verso il Monte degli Ulivi, che offre una vista panoramica sulla città, la Chiesa ortodossa Russa della Maria Magdalena, il cimitero ebraico, Il Getsemani (un piccolo oliveto nel quale Gesù Cristo, secondo i Vangeli, si ritirò dopo l’Ultima Cena prima di essere tradito da Giuda e arrestato). Da là si vede anche Betlemme in lontananza, che dista solo 7 chilometri. Da quel posto fai tua la città. La possiedi prima spiritualmente, e poi fisicamente. Fa parte di te e tu fai parte di lei; <3

Ore 12,00 – Ritorno alla Old City – Il Santo Sepolcro

Secondo la tradizione cristiana, la Basilica del Santo Sepolcro è la tomba dove furono depositate le spoglie mortali di Gesù Cristo dopo la crocifissione. E’ il luogo finale della via Crucis. C’è una piccola coda da fare per potere entrare nell’edicola e toccare la tomba di Gesù, però è abbastanza scorrevole e ne vale la pena.

Ore 13,00 – Via Dolorosa e la prigione di Cristo

La Via dolorosa è appunto la via crucis, con le sue 14 stazioni dalla condanna di Gesù alla sua morte, passando dalla sua crocifissione. Di solito, il Venerdì alle 15,00, ripercorrono la via Dolorosa e in 40 minuti si possono rivivere gli ultimi moment di Cristo. La sfiga è che non fanno questa processione né la settimana prima, né quella dopo Natale. Quindi non ho potuto vivere questo privilegio.

Ore 15,00 – Il miracolo!

Decido di andare a fare la camminata sopra i bastioni della città. Ho letto che è un percorso che ti porta a scoprire Gerusalemme ad altezza dei suoi tetti, ed è consigliato andarci prima del tramonto per goderselo al massimo. Arrivo alla porta di Giaffa per le 15, peccato che è Venerdì, pre giorno dello Shabbat e quindi l’ultimo accesso è alle 14,00. Delusa mi siedo su una panchina (dettaglio importante per il seguito del racconto), guardo la mia mappe e vedo cosa posso fare, e opto per un po’ di shopping nel souk. Mi fermo in 4 posti diversi. Verso le 16,30, vedo un sacco di ebrei ortodossi camminare frettolosamente tutti nella stessa direzione. Sicura di congiungere ad un raduno qualsiasi che mi avrebbe fatto scoprire un’altra esperienza autoctona, li seguo. Ad un certo punto mi accorgo che ho perso il cellulare: PA-NI-CO. Tiro un respiro profondo e cerco di ritrovare la mia strada nei dedali della vecchia città, ripercorrendo a ritroso la strada dell’ultima ora, quasi convinta che non l ‘avrei mai ritrovato. Inutile distendersi sul senso di disperazione che si prova quando perdi la “tua vita” in terra straniera, e tutte le conseguenze spiacevoli annesse. Ho cominciato a pregare Dio, pensando che se i miracoli esistono, questo è il luogo per eccellenza dove devono succedere. Mi fermo nel primo negozio e chiedo se hanno rinvenuto un cellulare: niente. Nel secondo: niente. Nel terzo: niente. Comincio a pensare al peggio e ai 3 ultimi giorni d’inferno che mi si profilavano d’avanti. Quarto e ultimo negozio: niente. Neanche la figaggine del proprietario mi colpiva in quel momento mio che si stava trasformando in un incubo. Vedendomi così disperata il commesso cercava di ragionare con me su dove lo avrei potuto dimenticare. Senza convinzione, torno all’info point dove mi ero recata due ore prima per la promenade. Invece è lì che era stato rinvenuto il mio cellulare; l’avevo dimenticato sulla panchina mentre guardavo la mappa, qualcuno l’ha trovato e portato alla polizia. Incredibile! Ad un tratto la mia vita rincomincia a sorridermi, io mi accorgo della figgagine del ragazzo del negozio, lo ringrazio e dopo discussioni filosofiche sul fato, sul karma e sul buccio di culo, mi propone un giro in Harley Davidson by night. Il giorno che sembrava esser il peggio della mia vita diventa il mio giorno fortunato.

Ore 20,00 – Gerusalemme by night

George mi porta a spasso per la città in Harley Davidson e mi fa scoprire Gerusalemme di notte. Lui è Arameo e Cristiano, e questo offriva un punto di visto nuovo su tutte le mie questioni e perplessità politiche e religiose. Abbiamo parlato tantissimo del conflitto, della cultura, delle peculiarità, delle differenze.

Giorno 5 – 30/1 – Masada – Ein Gedi – Mar Morto – Tel Aviv

Ore 03,30 – Masada

Comincia alle 03,30 il mio tour de force. Ritrovo gli amici Julia e Michael che erano partiti da Tel Aviv per lo stesso tour che avevamo prenotato insieme il giorno prima (Masada Sunset Trip). Arriviamo verso le 04,45 a Masada, un’antica fortezza situata su una rocca a 400 m di altitudine rispetto al Mar Morto, nella Giudea sud-orientale, a circa 100 km a sud-est di Gerusalemme. La fortezza divenne nota per l’assedio dell’esercito romano durante la prima guerra giudaica e per la sua tragica conclusione (il suicidio collettivo dei Sicarii). Per accedervi e godersi il primo spettacolo dell’alba che si alza dal mar morto, si percorre il sentiero del serpente, un sentiero tortuoso e ripido perché la tua alba te la devi meritare! Ci vuole fiato e quasi un’oretta per arrivare in cima. Ma poi, lo spettacolo è inenarrabile. Si può poi visitare questa mini città incredibile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ore 08,30 – Ein – Gedi

Arriviamo a Ein Gedi, un’oasi posta sulla sponda occidentale del mar Morto, piena di grotte e cascate. Una riserva naturale paradisiaca dove deve esser bello rinfrescarsi durante la calda estate. Anche lì, faticate un po’ e salite in cima per godervi lo spettacolo.

 

 

 

 

 

 

Ore 10,00 – Mar morto

L’esperienza del mar morte è d’obbligo! Yam HaMelah, letteralmente “mare del sale” si trova nella depressione più profonda della Terra,  a circa 415 m sotto il livello del mare. In un secolo il livello è sceso di ben 27 metri. Essendo il punto più basso della terra, il tasso di ossigeno è molto alto e si sente: respiri proprio bene. L’acqua a dicembre è un po’ freddina, però si fa il bagno tranquillamente. Appena entri dentro questa soluzione altamente salina, galleggi e la sensazione è molto strana seppur comica. La cosa più bella che ricordo è che guardando l’orizzonte, non si distingue la linea che separa il cielo dal mare che formano un tutt’uno. Ti ritrovi in un paesaggio bidimensionale, e ti viene di toccare la parete!

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ore 14,00 – Tel Aviv

Ritorniamo a Tel Aviv! Incontro Cristiano il mio collega che mi ha raggiunto e andiamo alla scoperta del nostro appartamento affittato su airbnb. L’abbiamo preso nel quartiere del Carmel Market, che ci ricorda molto la nostra Milano e il suo quartiere Isola. Très radical chic! Il quartiere ci è piaciuto tanto, l’appartamento molto meno. Bisogna sapere che per meritarsi un appartamento bello, bisogna non scendere sotto i 100/150€. Come accennavo prima, gli standard sono molto bassi. Un Israeliano ci ha confidato che gli Israeliani non hanno il senso di appartenenza alla casa. In effetti, in un paese “in guerra” non si investe sulla casa che potrebbe essere distrutta in ogni momento. Per loro dunque, la casa non è il nido protettivo in cui investi per renderla più bella e accogliente. No, per loro è un luogo temporaneo e di transizione, che potrebbero dover lasciare in qualsiasi momento. Queste chicche culturali mi fanno impazzire, è solo immergendoti cercando di frequentare local che riesci ad abbracciare più in profondità quella realtà.

 

 

 

 

 

 

@credits Julia Elisabeth

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ore 22,00 – Clubbing

Finalmente m’incontro con il mio Israeliano, conosciuto 8 anni prima a New-York. Il cerchio si sta per chiudere e il momento della verità ravvicinandosi. Arrivo in taxi al Kanta dove mi aspettava. La mia prima reazione è stata un salto di gioia espresso in un abbraccio fortissimo. Ero davvero contenta di vederlo. Poi siamo andati al Jasper Johns Bar, un gastro club pieno di musica, pieno di bella gente, pieno di belle vibrazioni. La vita notturna di Tel Aviv è davvero notevole. Non puoi non amarla, non puoi non divertirti. Certo, ero sicuramente abbagliata dalla gioia di averlo rivisto, ma è stato una serata bellissima.

 

 

 

 

 

 

 

Giorno 6 – 31/12 – Tel Aviv – Last day

Ore 08,00 – Lungomare

L’ultimo giorno e già ho il magone. Non ho voglia di andare via. Ho Israele sotto la pelle, sono ancora lì, eppure già mi manca. Ho visto mille cose ma so che ne ho altre mille da vedere. Israele ti mette appetito, ti viene fame di viaggiarla, conoscerla, possederla, vuoi nutrirti di lei, della sua energia, del suo sole, del suo mare, del suo calore. Davvero, è stato uno dei miei più bei viaggi, e già sto pianificando il mio ritorno.

credits @Julia Elisabeth

 

 

 

 

Oggi è capodanno. C’è un grande sole. Decidiamo di fare un jogging sul lungomare. Una figata. Fatelo! Ah, stavo per dimenticare…se volete una vista suggestiva della città, salite sul roof del Carlton Hotel e vedete!

Ore 13,30 – Pranzo con il mio Israeliano

Come a New York, il giorno dopo ci si vede alla luce del sole, con poco slancio e molta formalità. Mi fa sorridere e pensare che gli uomini israeliani sono proprio strani! 😉 Mi ha portato a mangiare un hamburger kebab buo-nissimo al Eatmeat. Eravamo seduti fuori, baciati dal sole. Un venticello alzava i miei capelli e lo ascoltavo in ammirazione parlare del conflitto (ancora!), chiedendogli come vede la situazione, qual’è la sua posizione in confronto dei Palestinesi, come li considera, se finirà mai la guerra. La maggior parte degli Israeliani pensano, anche se non lo dicono, che noi occidentali siamo pro Palestinesi, perciò non parlano volentieri della questione, per paura di essere criticati o giudicati. Lui pensa che se i Palestinesi depongono le armi, gli ebrei accetterebbero di far pace. Nel caso contrario, è convinto che i Palestinesi li invaderebbero. In fondo, non c’è verità, non ci sarà mai un vincente o un perdente, non ci sono buoni o cattivi e non si può prendere posizione, tifare, perché neanche loro riescono a spiegare la situazione che hanno trovato così appena venuti al mondo. Credo che tornerò in Italia con gli stessi dubbi di prima!

Ore 16,00 – Jaffa

Sono uscita da questo pranzo emotivamente scossa. Sono andata verso il mare per raggiungere Jaffa perché la volevo rivedere sotto la luce diurna. Il sole stava già cadendo. Era tutto bellissimo, tutto troppo bello, e tutti i miei bei ricordi di questa vacanza sono riaffiorati in un attimo. Troppa roba, troppe emozioni da contenere: sono esplosa in lacrima.

Mi sono persa nei vicoletti della Old Jaffa, tra tutte le gallerie e piccole boutique. Se volete comprare ricordi belli e ricercati, è il posto giusto. Gioielli di pietre colorate, disegni, quadri e quadretti, oggetti etnici, souvenirs raffinati . E poi fatte tappa da Zielinski & Rozen, per portare a casa essenze e profumi personalizzati.

Ore 20,00 – Capodanno da Racha

 

 

 

 

 

Non sono mai stata una grande fan del capodanno che suona per me come festa d’obbligo, dove sei obbligato a divertirti, e in quella sera avevo voglia più di piangere che di divertirmi. Però ho accettato l’invito di amiche Milanesi incontrate quasi per caso, e alla fine siamo finiti in un ristorante Georgiano (Racha), dove mi sono anche divertita.

EPILOGO

In fine dei conti ci siamo rincontrati con il mio Israeliano. Fu un attimo fugace in cui abbiamo bruciato questo residuo di desiderio senza andare in fondo. A posteriori, dopo aver superato la delusione di questo fuoco di paglia che avevo alimentato io, posso solo pensare che non è che tra noi non ci fosse attrazione irrefrenabile, quella non me la sono di certo inventata, ma in questa corrispondenza durata 8 anni, ognuno di noi ha investito le proprie aspettative e le proprie attese. Quando ci siamo rivisti, eravamo felici, impazienti, curiosi, ma poi è chiaro che quando si ha a che fare con persone come noi due, complicate e molto articolate, è uno scontro tra titani, e nessuno voleva farsi del male. Io aspettavo che lui m’investisse dello stesso entusiasmo che avevo percepito nei suoi messaggi, di lui non so, ma sicuramente aspettava altre cose anche lui. Quelle cose non sono avvenute in entrambe le parti e queste aspettative disattese mi hanno perturbata per una settimana, nella quale cercavo risposte alle mie domande, spiegazioni all’inspiegabile, senso al non senso. Ho sentito le più svariate interpretazioni raccontando questa avventura ai miei amici, ma non erano la risposta. La risposta me l’ha data un caro amico, svelandomi che la verità è lì in mezzo, persa in questo silenzio che ormai durerà per sempre. O forse ha una moglie e due figli!!!

Voglio tenermi stretta questa immagine di me piangendo da sola come un’idiota di fronte al mare di Tel Aviv, con tutti i miei sogni e l’amore che ho dentro, sentendomi a volte la più figa del mondo e altre un disastro totale di ragazza. Ci sono quei momenti intensissimi in cui sentì che il mondo ti sta scivolando via da sotto i piedi, che quella vita immensa che condividi con miliardi di esseri ti sfugge totalmente. Eppure è in questi momenti in cui mi ritrovo in testa a testa con le mie fragilità affrontando ogni mio dubbio e ogni mia paura che le trasformo in forza, quella forza con la quale voglio alimentare i miei sogni e le mie passioni, ogni anno con lo stesso magico entusiasmo, assieme a quelle persone speciali che camminano accanto a me.
Al tramonto di questo 2017, asciugo questa mia ultima calda lacrima e auguro a tutti quelli che mi amano, mi stimano e anche quelli che no, uno strepitoso 2018.
HAPPY NEW YEAR ALL

E come ha detto mia cara zia, “sei una donna meravigliosa e tutte queste sofferenze hanno un senso…lo capirai più avanti”. Lo so che il mio è un percorso difficile, già solo per le scelte di vita che ho fatto e che tuttora sto facendo, ma il senso lo sto scoprendo in ogni mio viaggio, dentro di me e nel mondo. Per cui sto già cercando la mia prossima destinazione…state in ascolto!

Plus: Tel Aviv è molto wi-fizzata. Spesso si trovano rete free per strada e tutti i locali hanno l’accesso al wi-fi. Se avete bisogno per collegarvi sulle map, fermandovi in un bar vi danno cortesemente la password senza problemi. Il tempo è stupendo. 20 gradi in media, con punte di 25. C’è l’humus più buono del mondo.

Meno: Le sistemazioni lasciano spesso a desiderare. Attenzione allo Shabbat, si ferma quasi tutto. I controlli di sicurezza all’aeroporto sono impegnativi; arrivate almeno 3 ore prima del vostro volo.

Figometro: Le ragazze sono carine però poco femminili (sarà il loro addestramento militare), non particolarmente raffinate nel loro modo di vestire (tacchi??), insomma se siete curate e distinte non sfigurerete. Invece gli uomini sono TUTTI fighi, in modo quasi imbarazzante. Sono molto curati, palestrati, e davvero belli da vedere e da guardare. E’ una città decisamente gayfriendly.

 

 

 

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