Tel Aviv: finalmente si parte. Preambolo.

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Vi racconto una storia…
Anzi, la mia favola di natale!
8 anni fa dopo essere tornata stremata da un’esperienza di vita andata male in inghilterra, decido di regalarmi un viaggietto e fare conoscere la mia vecchia New York a mio fratello. Mio fratello è un tipo strano, come tutti i tipi della mia famiglia (!!!). Litighiamo e quindi decidiamo di passare le ultime nostre giornate e serate in solitario.
Nella mia to do list fitta fitta, rimaneva ancora incontrare Marina Abramovic e sedermi di fronte a lei al Moma, e qualche altro happening figo e imperdibile che mi ero gelosamente selezionata.
La penultima sera, cammino per Soho. Non era freddo. Era Maggio. New York a Maggio è ideale. Non avevo piani, e quando non hai meta, puoi essere sicura che qualcosa di unico sta per accadere!
Passo davanti ad una casa mattonata e sento lontane note di jazz. La casa non era una casa ma un vecchio locale Jazz nero, come solo li puoi trovare a New York. Sento che è il mio giorno fortunato. Niente piani e mi ritrovo catapultata in un Jazz club puro e duro della New York underground. Se l’avessi cercato, non l’avrei mai trovato! Mi sedo a un tavolo. Ordino un Cosmo, e mi gusto tutto: il cocktail, il suono, l’atmosfera, la vita.
Entrano due tipi “tipo caucasico”, sicuramente non Americani. Si siedono ad un altro tavolo. Uno dei due è un figo stratosferico. Non ricordo bene la dinamica, come sia nato questo strano feeling, quella cosa a pelle, comunque, a fine concerto ci ritroviamo a chiacchierare noi tre. Due ragazzi israeliani, anche loro a zonzo per la città. Uno dei due se ne torna in hotel e mi lascia in prestito l’amico, quello più carino. “Damn!”, è proprio il mio giorno fortunato penso tra me e me. Beviamo altri 3 cocktail. Chiacchieriamo, ridiamo, come fanno i “giovani” spensierati a 5000km da casa loro. Usciamo barcollando e ridendo tantissimo. Il tipo coraggioso si ferma in mezzo alla strada, mi guarda, coglie il languido e tacito consenso, mi spiaccica al muro tipo zanzara di notte a Luglio, e mi caccia un limone di cui ricordo ancora oggi le sensazioni.
Al suo albergo c’era l’amico, al mio c’era mio fratello, invece le strade di New York erano tutte nostre. Non ce ne fregavamo nulla del mondo! Penso che siamo rimasti 3 ore a baciarsi per la strada.
Prima di andare, gli dico che sarei andata più tardi al Moma, gli fisso un appuntamento alle 14 senza aspettare nemmeno la sua risposta, e sparisco nella New York che si sveglia.
Torno in albergo.Dormo. Mi sveglio. Doccia. Mi ricordo che forse avevo un puntello. Corro verso il Moma già pensando fra me e me che “figurati se verrà!!!” (meglio essere pessimisti in questi casi, che se poi si presenta, centuplichi la tua felicità, il contrario è difficile…)
Arrivo in un cortile alberato, marmoroso e pieno di gente. Mi guardo appena attorno con la paura e la vergogna di essermi presa un clamoroso due di picche. Faccio finta di aspettare nessuno, cammino dritta e fiera fino all’entrata e chi sbuca dal nulla? Il mio israeliano, versione giorno; fresco, posato, timido. Ci salutiamo quasi dandoci la mano. Quanto imbarazzo. Andiamo dentro, vediamo un sacco di cose belle e mi metto in fila per sfidare lo sguardo della grande Abramovic. Mi siedo di fronte a lei che già mi fissa con le sue perle nere fredde come la siberia, e sento il calore che mi sale alla testa. Sento la sua potenza che mi pervade e il mio sguardo che sta crollando di fronte a cotanto immenso. Le sorrido, abbasso lo sguardo e me ne vado. Lui mi aspettava fuori da quella stanza carica di un’aura che immagino magnetica quanto la sua terra. Mamma mia che giornata!
Ci salutiamo. Se ne va. Me ne vado.
Torno in Italia. Rimaniamo in contatto via skype. I social non erano una nostra prerogativa. Ci sentiamo di rado. Mi fidanzo. Non ci sentiamo più. Mi sfidanzo. Ci risentiamo. Si fidanza. Non ci sentiamo più. Passano un paio di anni. Poi arriva la “magia” di facebook. Avevo ancora il suo retrogusto nell’anticamera del mio cervello, e quella curiosità nell’esserci lasciati a metà, nella bellissima metà delle nostre vite, a metà strada tra il reale e la fantasia, nella meta dei possibili, avvolta da quella sensazione che ti fa intuire che hai toccato il non ritorno. Diventiamo amici. Ci scambiamo i numeri. E comincia una saga di 3 lunghi anni su whatsapp, dove non abbiamo mai, mai, mai, smesso di scriverci. Niente di quelle missive romantiche che un soldato manderebbe alla sua amata. Niente promesse, niente lusinghe, solo costanza, voglia di mantenere un contatto ed immaginarsi cosa c’è lì in quel pezzo di noi che ci siamo sottratti a vicenda, lasciandoci a metà strada, anni anni fa. Quella curiosità appesa ad una speranza quasi svanita di rivederci un giorno. Il desiderio è sempre lì, e lo senti anche nelle parole più banali e semplici dei nostri messaggi. Ridiamo. Ci provochiamo. Spariamo. Riappariamo all’improvviso, ma con quella costanza che ci mantiene vivi uno per l’altro nell’invisibile. Guardate che è difficile mantenere un qualsiasi rapporto a distanza per 8 anni con uno/a perfetto/a sconosciuto/a.
E invece eccoci qui, dopo questi 8 lunghi anni. Sto per salire su questo aereo diretta a Tel Aviv. Non ho preso questo biglietto per vedere lui, anche se muoio dalla voglia di incontrarlo. Non so se ci vedremo; questa volta non gli ho dato appuntamento, ma sappiamo entrambi che i nostri cuori batteranno più forti tra qualche ora, in quella vicinanza. Lascio tutto al solito destino. L’unica cosa di cui sono sicura è che in questo momento rido della mia vita e di cosa riesco ad alimentare dentro di me. Rido di quanto riusciamo a nutrirsi con la fantasia, con il desiderio, e quanto la vita riesca sempre a sorprenderci, a sorprendermi. (Forse per quello ho sognato Jovanotti!?)
Non sarà una favola a lieto fine, certo, ma mi sta ricordando quanto il tempo e la sua durata possano creare strani rapporti che nemmeno la distanza può ledere. Quel tempo che si dilata e crea piacere, crea attesa, crea sogno, crea immaginazione, crea desiderio, crea magia, accelera i battiti.
Buon natale a me. Buon natale a voi. Buongiorno Israele! E chi vivrà vedrà!

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#livelovebreathdifferently

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